False fatture per la vendita di prodotti elettronici, truffe a istituti di credito e società finanziarie, operazioni economiche concluse con aziende inesistenti. Una frode fiscale internazionale che ha permesso a 38 imprese di evadere oltre 400 milioni di euro dal 2008 a oggi. Scoperta la frode, la Guardia di finanza ha sequestrato ieri beni degli indagati per un valore che supera i 26 milioni di euro. L’ inchiesta, denominata «mad price» e coordinata dalla procura di Busto Arsizio, è durata circa tre anni. Nel registro degli indagati compaiono i nomi di 46 imprenditori, tutti accusati a vario titolo di associazione a delinquere, frode fiscale, truffa, falso e favoreggiamento. Le società coinvolte nel sistema fraudolento sono 38 con sede in Lombardia, Veneto, Puglia, Lazio, Campania, Umbria, Emilia Romagna, Piemonte e Abruzzo ma in alcuni casi anche in altri Paesi dell’ Unione Europea. Dodici delle imprese risultavano completamente sconosciute al fisco. Tramite società «cartiere», gli indagati hanno emesso migliaia di fatture false relative a prodotti elettronici acquistati senza Iva nell’ ambito dei paesi dell’ Unione Europea e poi ceduti a operatori nazionali senza applicare l’ imposta, con il sistema della cosiddetta «Iva lavata».
Oltre ad aver determinato una colossale evasione fiscale – spiegano gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Como – questo meccanismo ha fortemente contribuito ad inquinare il mercato dei prodotti elettronici con una grave concorrenza sleale. L’ evasione dell’ Iva infatti mette fuori mercato gli operatori onesti che, applicando la corretta imposta, sono costretti a vendere il prodotto ad un prezzo maggiore. Terminata la fase di indagine, ieri mattina le Fiamme gialle hanno provveduto a una maxi operazione di sequestro di beni riconducibili agli indagati. L’ intervento ha interessato complessivamente 37 ville e immobili in sei province, 17 conti correnti, 6 depositi di titoli, 4 cassette di sicurezza, e 9 automezzi, per un valore complessivo che supera i 26 milioni di euro. In caso di condanna dei proprietari, tutti i beni verranno confiscati e acquisiti dallo Stato per compensare il danno provocato all’ erario.
Fonte: Corriere della sera.it






