Decreto Dignità: limite numerico per i contratti di somministrazione a tempo determinato

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Tra le diverse novità previste nel Decreto Dignità, è bene evidenziare che è stato introdotto uno specifico limite numerico in merito all’utilizzo del lavoro in somministrazione a tempo determinato.
Infatti, la nuova disciplina stabilisce che la sommatoria tra il numero dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato e con contratto di somministrazione a termine “non può eccedere complessivamente il 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipulazione di tali contratti, con arrotondamento del decimale all’unità superiore se esso è uguale o superiore a 0,5”. Si precisa che il disposto normativo garantisce comunque la possibilità, per la contrattazione collettiva, di derogare ai limiti sopra indicati.
Occorre sottolineare che nella fattispecie in cui l’attività inizi nel corso dell’anno, il limite percentuale sopra indicato dovrà essere valutato in relazione al numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento della stipulazione del contratto di somministrazione di lavoro.
Il Decreto Dignità prevede comunque delle eccezioni. Nel caso di assunzione con contratto di somministrazione a tempo determinato delle categorie dei lavoratori che di seguito si riportano, esse saranno da considerare esenti dalle limitazioni numeriche sopra esposte[1]. Si fa riferimento a:

  • lavoratori in mobilità (ex art. 8, comma 2, Legge 223/91);
  • soggetti disoccupati che godono da almeno 6 mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali;
  • lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi dei numeri 4) e 99) dell’art. 2 del Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17/06/2014, come individuati con decreto del Ministro del lavoro

Fonte: 7grammiLavoro.com
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