La Dignità del Lavoro – La nuova disciplina del contratto a tempo determinato

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Il contratto di lavoro a tempo determinato è stato messo nuovamente sotto stress.
L’entrata in vigore della legge di conversione sul c.d. “Decreto Dignità” ha, infatti, nuovamente mescolato le regole di questa particolare forma contrattuale la cui “dignità” (per l’appunto) è stata quantomeno ridimensionata; da sempre schema negoziale molto utilizzato, il contratto a termine ha subito diverse modifiche soprattutto sulla spinta di quella parte di imprenditoria alla ricerca di uno strumento che garantisse una maggiore flessibilità alle proprie esigenze di gestione del personale.
La ricerca di uno strumento più agile aveva (giustamente) portato ad un graduale miglioramento della disciplina, più volte modificata e poi raccolta nel D.lgs 81/2015 il quale, evidentemente opinabile su molti aspetti tra cui la modifica/abrogazione all’art. 18, l. 300/1970, è stato senza alcun dubbio estremamente efficace in termini di semplificazione. E’ un dato incontrovertibile, infatti, che la semplificazione delle regole del lavoro renda meno cavillosa l’instaurazione di un nuovo rapporto con un dipendente, poiché elimina una buona parte di attività burocratica e di ricerca (quale contratto applicare, che criteri adottare, ecc.).
Fonte:Diritto24
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