La generazione Erasmus compie 25 anni

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Trentatrè Paesi aderenti, migliaia di atenei coinvolti, quasi 2,5 milioni di studenti partecipanti (con la previsione di toccare a breve i tre). E venticinque anni di vita appena compiuti. L’Erasmus, il programma europeo per la mobilità internazionale degli universitari nato nel 1987, spegne le candeline del suo primo quarto di secolo di attività con in mano un bouquet di numeri di tutto rispetto. E alle celebrazioni ufficiali del prossimo 9 maggio, che si terranno in contemporanea in tutte le nazioni che fanno parte del progetto, il nostro Paese potrà avere un ruolo da protagonista. Non solo perché è italiano uno dei quattro “ambasciatori Erasmus” scelti dalla Commissione come testimonial, ma anche perché l’Italia è sempre stata nelle posizioni di vertice in Europa per il numero di giovani in partenza e in arrivo, preceduta con i suoi 250mila partecipanti solo dalla Francia, dalla Germania e dalla Spagna.
«L’Erasmus attrae un sempre maggior numero di adesioni per svariati motivi: trascorrere un periodo di studio e vita all’estero, a contatto con una cultura sconosciuta, e con la possibilità di entrare in relazione con centinaia di giovani di tutto il Continente, è un’esperienza umana di grande impatto – spiega Alessia Pellegrini, dell’Agenzia Nazionale Longlife Learning Programme, che coordina tutti i progetti comunitari per la mobilità europea -. Ma non dobbiamo dimenticare che un altro aspetto centrale è quello della formazione. Studiare in un’università estera significa imparare almeno una nuova lingua, arricchire il proprio curriculum di competenze, affrontare e superare da soli situazioni spesso complesse». Sono questi quindi i principali fattori di attrattività dell’Erasmus, entrato ormai a pieno titolo nell’offerta formativa di un centinaio di atenei italiani, e che per andare incontro alle crescenti richieste di mobilità internazionale negli anni ha diversificato la propria offerta, dando la possibilità di partecipare agli scambi non solo agli studenti ma anche ai docenti e al personale amministrativo delle università, dei conservatori di musica e delle accademie d’arte. E dal 2014 si cambia ancora, con l’obiettivo di arrivare a cinque milioni di partecipanti in tutta Europa: «Il nuovo programma si chiamerà “Erasmus per tutti” e riunirà i sette attuali progetti Ue nel campo dell’istruzione, della formazione e della giovenù – ha annunciato la Commissione Europea -. Questo permetterà di aumentare le risorse, raddoppiare il numero di persone in mobilità per istruzione, formazione e didattica e di migliorare l’efficacia delle politiche di integrazione e di lotta alla disoccupazione giovanile».
Una buona notizia anche per l’Italia, dunque, che già per il 2012/2013 potrà contare su circa 41 milioni di euro per il finanziamento dei programmi di scambio e per proseguire nel trend positivo fatto registrare finora. Nello specifico, nell’anno accademico 2009/2010 (l’ultimo per i quali sono disponibili i dati statistici) sono stati 21.039 gli studenti in uscita dalle università italiane verso l’estero, con un incremento dell’8,4 per cento rispetto all’anno precedente e contro una media europea del +7,4%. Nel nostro Paese, quindi, si parte più che altrove (e si rimane all’estero in media 6,7 mesi), segno che la mobilità è vista ormai come uno strumento fondamentale per accedere al mercato del lavoro. La classifica internazionale mostra che da quando il programma è nato solo la Francia, la Germania e la Spagna hanno fatto meglio di noi nell'”inviare” i propri talenti a perfezionarsi oltre confine. Gli italiani che sono partiti dal 1987 sono stati poco meno di 250mila (249.274), gli spagnoli 319mila, i tedeschi 346mila mentre sono stati 347mila i francesi. E anche per quanto riguarda le destinazioni scelte dagli studenti stranieri il nostro Paese è in testa alle graduatorie (suo il quinto posto): nel 2010 sono stati 15.884 gli universitari ospitati dalle 172 strutture formative nazionali accreditate, con gli atenei di Bologna (1.489 stranieri accolti), di Roma “La Sapienza” (1.175) e di Padova (993) sul podio. Università del Centro-Nord che sono le più attive sia per quanto riguarda gli ingressi sia per le uscite: i dati sulla ripartizione geografica dei partecipanti italiani all’Erasmus dicono infatti che sono gli atenei della Lombardia, dell’Emilia Romagna, del Lazio e del Veneto quelli dai quali parte il maggior numero degli studenti (9.954, quasi il 50% del totale), mentre il Sud e le Isole non riescono ancora ad attivare appieno il circuito virtuoso della mobilità internazionale.
Fonte: il Sole 24 ore.it

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