La Pa è poco social: solo 200 gli account Twitter, 1.250 le pagine Facebook, pari allo 0,01% del totale

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Più Facebook che Twitter ma, in ogni caso, il boom del social sembra ancora essere lontano. La pubblica amministrazione dello Stivale fa poco leva sulle reti sociali: gli account Twitter utilizzati da Comuni, Regioni e Province sono 200 circa, ovvero meno dello 0,01% degli account italiani, un terzo di questi non viene aggiornato, un quinto gode di update saltuari e i profili effettivamente utilizzati si limitano a riportare quanto scritto dalla stampa.
Anche dal fronte Facebook non arrivano buone nuove; sono 1.250 le pagine riconducibili alle Pa su 21 milioni di account “made in Italy” ovvero, in termini percentuali, non ci si discosta dalla infinitesimale percentuale che caratterizza Twitter. Questi dati sono stati raccolti da Giovanni Arata, ricercatore e Community Manager presso Apt Servizi Emilia Romagna, in una presentazione pubblicata sotto licenza Creative Commons il quale, per censire i dati, si è affidato ad un sistema manuale integrato ad uno informatizzato: “mi sono avvalso dei miei contatti sociali ai quali ho chiesto di segnalarmi le pagine e i profili delle varie amministrazioni e ho anche incrociato i contatti di queste ultime, prima di avvalermi del motore di ricerca di Twitter, cosa che non è stato possibile con il social di Zuckerberg e per il quale un collega ha creato uno script capace di incrociare i nomi degli oltre 8mila comuni italiani con i nomi delle pagine Facebook”. Le Pa più attive sono quelle americane e quelle inglesi e, continua Arata “l’Italia è un po’ indietro rispetto gli altri Paesi dell’Europa continentale ma non drasticamente arretrata”.
L’impatto tra Pa e cittadino prevede un discorso lungo e decisamente articolato: “dal momento che molti profili sono totalmente o parzialmente inattivi non si può fare un discorso generale. É vero che i cittadini apprezzano e vedono di buon occhio le amministrazioni dotate di profili sociali, gradimento che sale ulteriormente quando le pagine trasmettono comunicazioni e attività e non si limitano ad essere propaggine dei rispettivi uffici stampa. Purtroppo le amministrazioni che interagiscono direttamente con le utenze sono meno del 10%”. Dato interessante: le antenne pubbliche hanno svolto un ruolo cruciale durante le recenti scosse di terremoto in Emilia, creando una rete organizzativa e fungendo da vettore di informazioni di primissima battuta, secondo Arata “la credibilità di profili e pagine delle Pa è stata fondamentale e ne ha goduto in termini di immagine”.
L’elenco completo delle antenne pubbliche dotate di profilo Twitter mostra che “parliamo di numeri davvero piccoli, ma ciò che risulta è che le Pa non aprano profili e pagine a fronte di una strategia specifica, ciò comporta molto spesso l’abbandono delle stesse o una assenza di presidio”, conclude il giovane social media practitioner . I commenti sono inibiti su una bacheca Facebook su due e molte pagine sono dei fake, cosa che le Pa interessate sono ben lungi dal ravvisare. Una strada, quindi, ancora tutta da percorrere.
Fonte: Ilsole24Ore

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