La trappola degli spread

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Un’impennata dei tassi potrebbe costare fino a 250 euro in più a chi sceglie ora un variabile.
Il messaggio che le banche stanno mandando ai clienti è chiaro: se volete un mutuo aspettate che passi la tempesta. Gli spread partono da un minimo del 3% e si spingono fino oltre quota 5%. E si sono inasprite anche le condizioni necessarie per ottenere il mutuo, concesso con pochi problemi solo a clienti conosciuti con rapporto tra rata e reddito inferiore al 30% (per un mutuo da 1.000 euro al mese bisogna guadagnarne almeno 3.500) e a condizione che il finanziamento non superi il 50-60% del valore delle garanzie immobiliari.
I mutui a tasso variabile concessi alle migliori condizioni oggi si situano attorno al 4,5% e i fissi al 6%. Il tasso indicizzato di per sé non appare proibitivo, ma nasconde un’insidia da non sottovalutare: è composto da una quota di Euribor minima, dato che oggi il parametro a un mese è allo 0,75% e quello a tre mesi all’1,15%. In caso di rialzo dei tassi le conseguenze per i sottoscrittori sarebbero pesanti (vedi tabella): due punti in più rispetto a oggi, e quindi con l’Euribor attorno al 3%, significherebbe dover fare fronte a un aumento della rata di circa 150 euro per un prestito ventennale da 100 mila, mentre per il trentennale l’incremento sarebbe di 160 e si finirebbe per pagare più che con il tasso fisso. Nel caso di salita di tre punti l’escalation sarebbe di 240 euro per il ventennale e 250 per il trentennale. E non si tratta di ipotesi catastrofiche, perché nell’autunno 2008 l’Euribor trimestrale è arrivato al 5,55%, ovvero 440 punti base oltre il valore attuale. Se per chi deve chiedere un prestito non è certo un buon momento, una notizia confortante arriva per chi ha un finanziamento in corso e ha difficoltà a pagare le rate: è stata prorogata fino al 31 luglio la moratoria Abi-consumatori. La banca può proporre la sospensione integrale dei pagamenti per dodici mesi e in questo caso si allunga di un anno la durata del prestito e si pagano anche gli interessi maturati nel frattempo, o può congelare, sempre per un anno, il rimborso della sola quota capitale: al termine il finanziamento prosegue con le rate calcolate secondo il piano di ammortamento originario, dura un anno in più ma non sono dovuti ulteriori interessi. L’accordo quadro, che le banche possono applicare anche con condizioni più favorevoli al cliente, prevede che possa fare la domanda chi abbia in corso un mutuo per la prima casa, di valore non superiore a 40 mila euro, per cui non si siano registrati ritardi di pagamento superiori a 90 giorni e purché non si siano ottenute altre sospensioni. Per avere diritto alla moratoria il debitore deve dimostrare che un familiare percettore di reddito sia deceduto o diventato inabile o che sia diventato egli stesso inabile. Oppure che egli stesso o un familiare percettore di reddito abbia documentate difficoltà lavorative. Inoltre il mutuo deve riguardare la prima casa. Gli eventi che danno diritto alla moratoria devono essersi verificati entro il 30 giugno 2012 In linea di massima si tratta di un’extrema ratio per chi abbia difficoltà di pagamento temporanee (ad esempio gli eredi del debitore in attesa di successione). E da valutare con estrema attenzione se si ha in corso un mutuo variabile, perché ora l’Euribor è ai minimi storici.
Fonte: Corriere.it

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