Tasse e tariffe, la stangata di marzo

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Prima l’Iva, ora le addizionali comunali e regionali sull’Irpef, poi a giugno il debutto dell’Imposta municipale unica. Più tutte le nuove tasse patrimoniali e il rischio concreto di chiudere l’anno in bellezza, con un nuovo rincaro dell’Iva. Se così fosse il costo del risanamento dei conti pubblici per le famiglie italiane, già pesante come ci si sta rendendo conto in queste ore, rischia di essere ancor più forte. Tra la manovra e il decreto di ferragosto del governo Berlusconi, il Salva-Italia e gli altri provvedimenti dell’esecutivo Monti le associazioni dei consumatori hanno calcolato un costo annuo, per una famiglia media, di 3.160 euro (2.031 euro la manovra Berlusconi, 1.129 quella di Monti). Ma se a questo si aggiunge l’impatto del nuovo probabile rincaro dell’Iva, si arriverebbe a sfiorare quota 4 mila euro. Ad alleggerire le nostre tasche non sono solo le nuove tasse (dalle addizionali sui bolli, all’Ici), o i tagli operati dal governo sulla spesa pubblica (il mancato aggiornamento delle pensioni, il contributo di solidarietà sui redditi alti). Pesano, e tanto, le tariffe del gas e dell’energia elettrica, quelle per la raccolta dei rifiuti (che sono aumentate del 7,5% negli ultimi tre anni), i nuovi ticket per la sanità. Ma soprattutto incide la crescita dei prezzi. Anche se solo in parte questa è dovuta alle decisioni di politica economica, l’esplosione dei prezzi della benzina e dei prodotti alimentari.
Un’altra decina di euro in meno al mese. Da marzo, quando si comincerà a pagare anche l’acconto del 30% dell’addizionale comunale del 2012, la busta paga di moltissimi italiani si alleggerirà ancora. Pochi euro di tasse in più da pagare, ma che arrivano dopo il salasso che la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti del settore privato avverte già da gennaio, da quando cioè i sostituti di imposta hanno cominciato a detrarre dallo stipendio le nuove addizionali regionali e comunali aumentate, e di parecchio, rispetto all’anno scorso.
L’aliquota base dell’addizionale regionale è stata portata dallo 0,9 all’1,23% ma i governatori potranno elevarla fino all’1,73%, mentre nelle Regioni che hanno i conti della sanità fuori linea è stabilita al 2,03% (Calabria, Campania, Molise). Poi ci sono le sovrattasse comunali sull’Irpef, che sono state scongelate. L’aliquota massima resta ferma nello 0,8%, ma i comuni che erano costretti a mantenerla ad un livello inferiore potranno alzarla quest’anno di 0,2 punti, ed eventualmente di altri 0,2 punti nel 2013.
«L’effetto più importante dell’aumento delle addizionali lo abbiamo già avvertito nei mesi scorsi» spiega Enzo Di Fusco, consulente del lavoro. Secondo la Uil l’aumento della sovrattassa regionale sull’Irpef costerà in media, per una famiglia tipo, 370 euro, mentre il rincaro delle addizionali comunali peserà per circa una cinquantina d’euro (la media sale da 129 a 177 euro). Molto cambia, naturalmente, a seconda delle aree del paese. In Campania, dove l’aliquota regionale è al livello massimo, un contribuente con un reddito di 30 mila euro lordi l’anno pagherà un’addizionale di 609 euro, quasi il doppio di un cittadino Veneto (369 euro l’anno). I Comuni che hanno già deliberato l’aumento, invece, sono circa 300, tra i quali alcuni capoluoghi di provincia (Ferrara, da 0,5 a 0,6/0,8%, Agrigento, da 0,4 a 0,6%, ma anche Brescia, Chieti, Teramo, Catanzaro, Viterbo).

Fonte: Corriere.it

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