Lavoro, professioni, pensioni l’agenda (mancata) delle riforme

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Per evitare altri declassamenti del rating sul debito pubblico, l’Italia deve «attuare riforme strutturali intese a promuovere la crescita», dice l’agenzia Standard & Poor’s. Dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni, dal mercato del lavoro alle professioni, c’è bisogno di rimuovere vincoli e ostacoli allo sviluppo, spiega il lungo documento che accompagna la decisione sul rating. C’è poi il capitolo pensioni.
Due mesi di fughe in avanti e retromarce. Il ministro Tremonti lo aveva annunciato «stavolta metteremo le mani nel sistema delle professioni». Sono stati stilati documenti in cui si sopprimevano gli esami di Stato e, di conseguenza, gli stessi Ordini professionali. Ma ogni volta questi tentativi sono andati a scontrarsi con la ferma opposizione del mondo professionale (ben rappresentato in parlamento) ma anche con lo scetticismo di ministri come Sacconi e Alfano. Il tentativo più frequente è stato quello di equiparare le professioni alle imprese: quindi l’abbattimento di qualsiasi steccato o riserva per qualsiasi categoria. Una simile mossa però avrebbe richiesto la forza di toccare professioni simbolo come quella dei notai e soprattutto dei farmacisti. Quest’ultimi conducono da tempo una battaglia contro l’apertura del mercato alla parafarmacie. Anche in questi casi tutto è pressoché rimasto come prima. Le uniche innovazioni sono state la reintroduzione delle tariffe minime (derogabili), l’obbligatorietà dell’assicurazione professionale e la libera iniziativa in tema di pubblicità. Bocciata invece l’istituzione delle società professionali di capitale.
Fonte: Corriere della Sera.it

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