Calderone: la vera liberalizzazione? Diritti ai praticanti

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La quiete dopo la tempesta. Dopo mesi passati a «minacciare» l’ eliminazione degli ordini professionali, la soppressione degli esami di Stato e la liberalizzazione delle professioni ordinistiche, l’ ultimo documento contenuto nella manovra bis ha siglato la tregua ufficiale tra governo e mondo delle professioni. I contenuti della manovra bis hanno «salvato» il ruolo e il peso del sistema ordinistico introducendo novità che modernizzano alcuni istituti fondamentali. Formazione continua obbligatoria, praticanti con compensi, potere disciplinare differenziato, assicurazione responsabilità civile obbligatoria: sono queste le principali novità dell’ ultimo testo. Che ha trovato il consenso di massima delle rappresentanze degli ordini. «Si tratta di innovazioni che erano già state oggetto di costruttivo confronto con il ministro Alfano a luglio 2010 e che ora trovano compimento; quindi la strada è certamente quella giusta – dice Marina Calderone, presidente del Comitato unitario delle professioni -. La cosa più importante è lo spartiacque che l’ articolo 3 del decreto legge 138 crea tra quella che è l’ attività degli iscritti agli ordini professionali e le altre attività economiche. Un distinguo che permette di fare chiarezza in un campo sinora nebuloso». Ma non è solo questo che rafforza la valenza sociale del sistema ordinistico. «Non c’ è dubbio che l’ obbligo di polizza di responsabilità civile da maggiori garanzie al cittadino – continua Calderone -. Così come la riforma del praticantato, con tanto di retribuzione, va nella direzione di una valorizzazione del lavoro giovanile, che noi incentiviamo. Più del 50% degli oltre due milioni di liberi professionisti è under 45; quindi noi vogliamo assolutamente tutelare i tanti giovani iscritti ma anche chi vuole avviare una libera professione». Tra le novità introdotte anche la composizione delle commissioni disciplinari: a differenza di quanto accade oggi, non ne potranno far parte i membri del consiglio dell’ ordine. Norma delicata che non ha incontrato pieni favori all’ interno del mondo professionale. «Vedremo come in ogni ordinamento sarà recepita questa novità – osserva il presidente del Cup – non bisogna dimenticare che ogni ordine è stato istituito con una legge ordinaria e quindi per modificarne i contenuti ci vuole una norma di pari grado». Quindi nulla da obiettare rispetto a quanto introdotto? «Più che obiettare c’ è da auspicare un ampliamento del campo di intervento. La regolamentazione delle società di lavoro professionale può dare ai giovani la possibilità di inserimento anche senza dover impegnare grandi capitali. E poi la previsione di incentivi a loro sostegno potrebbe completare un impianto normativo comunque soddisfacente».
Fonte: Corriere della Sera

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